Pandoro o panettone? E’ il derby di Natale

pandoro o panettone

Pandoro o panettone? Che sia in compagnia di una decina di persone oppure esclusivamente della propria famiglia, il finale del cenone e del pranzo di Natale non cambiano. Si arriva sempre al dolce, al tanto atteso momento in cui i lievitati la fanno da padrone. Sta per andare in scena il grande derby di ogni Natale: a sfidarsi sono panettone e pandoro, i due super-protagonisti delle festività natalizie. Spesso, per non far torto a nessuno è consuetudine acquistarli entrambi, rimandando il fatidico dilemma «pandoro o panettone?» a quando la pancia è già bella piena.

Pandoro o panettone?

E poi ci sono le varie declinazioni dei due dolci della tradizione. C’è inoltre chi vuole mettere lo zucchero a velo sul pandoro e chi invece lo preferisce liscio (il dolce è comunque già zuccherato). Il nodo principale legato al panettone è quello determinato da uvetta e canditi: qualcuno non li può sopportare (specialmente i bambini in genere li scartano) e qui il consiglio riguarda il bon-ton. Rivolgetevi dunque al pandoro, o in sua assenza, evitate di consumarne una fetta: non è bello mangiare il panettone scartando nel piatto uvette e canditi, vivisezionando la vostra porzione come se foste un chirurgo.

Le origini del pandoro…

Il classico dolce veronese affonda addirittura le sue origini nell’antica Roma. Basti pensare che lo scrittore Plinio il Vecchio cita nel primo secolo un certo cuoco capace di preparare un «panis» con fiori di farina, burro e olio. La pietanza riemerge intorno al XIII secolo con il «pane de oro» servito sulle tavole dei nobili veneziani, mentre la ricetta moderna risale all’ottocento, prendendo spunto dal nadalin, un altro dolce tipico veronese (meno burroso e fragrante, ma più compatto e dolce, di forma differente). Alla fine del 1800 Domenico Melegatti brevettò il dolce che tutti oggi chiamiamo pandoro: per il suo «design» si avvalse della collaborazione del pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca.

…e quelle del panettone

Da Verona serve spostarsi a Milano ma per quanto riguarda le origini c’è ancora parecchia incertezza. Sono due le ipotesi più accreditate. La prima è romantica, con la storia di Ulivo degli Atellani e del suo amore per Algisa, la figlia di un fornaio. Per conquistarla il giovane usò l’intelletto e creò questo dolce per far colpo sulla ragazza e sul padre: sapete tutti come è andata a finire. La seconda leggenda riporta la mente ai tempi di Ludovico il Moro. Il cuoco ufficiale bruciò nel forno il suo dolce, così il più umile degli sguatteri ne propose un altro da lui realizzato con ciò che c’era in dispensa. La pietanza raccolse ovviamente ampi consensi. Il ragazzo si chiamava Toni e il nome panettone deriva dalla locuzione «L’è ‘l pan del Toni», ossia «è il pane di Toni».