I funghi chiodini, tutto quello che c’è da sapere

funghi chiodini

I funghi chiodini non sono pregiati, ma sono gustosi. Sono abbastanza comuni e i migliori chef raccomandano di gustarli in umido per apprezzarne appieno il sapore. Per una qualche ragione funghi come i chiodini (Armillaria Mellea) non sono considerati pregiati alla stregua dei porcini. Per questo in diverse zone d’Italia possono essere raccolti senza pagamento del contributo previsto per le altre varietà, pur mantenendo il limite di tre chilogrammi al giorno.

Funghi chiodini, come riconoscere l’Armillaria Mellea?

Facile: il cappello di questi funghi, infatti, può raggiungere un diametro di 10 centimetri e la loro carne è bianca, leggermente fibrosa e di sapore leggermente acidulo; il gambo presenta un anello biancastro nella parte superiore. Il nome Armillaria Mellea deriva dal latino Armilla che significa braccialetto. Armillaria sta a significare qualcosa attinente al braccialetto, in questo caso si crede a ragione a causa dell’anello che caratterizza i Chiodini. La parola latina melleus significa invece attinente al miele, proprio in riferimento al tipico color giallo miele dei Chiodini.

Attenzione a non confondersi…

I funghi chiodini non vanno confusi con altre specie simili e tossiche del genere Hypholoma che possono avere lo stesso colore e crescere nello stesso habitat. Esistono comunque delle differenze sostanziali tra le specie tossiche ed i chiodini. Le lamelle dei Chiodini sono di colore biancastro mentre sono giallo verdastre nella specie velenose di Hypholoma; nei chiodini abbiamo la presenza di un anello biancastro, mentre gli altri hanno una sorta di cortina bianco giallastra.

Si cucinano in umido

I chiodini sono funghi mangerecci che vengono raccolti in grandi quantità in quanto molto conosciuti e difficilmente confondibili con specie nocive; da preferire la raccolta dei cappelli perché il gambo risulta essere più fibroso e di gusto più acidulo. Questo tipo di fungo si presta molto bene ad essere consumato in umido, si consiglia però di sottoporlo ad una cottura prolungata per renderlo più digeribile. E’ buono anche conservato.