La ripartenza passa dall’agricoltura per l’83% degli italiani

La ripartenza passa dall’agricoltura

La ripartenza passa dall’agricoltura. A pensarlo sono oltre otto italiani su dieci (83%) che la considerano importante per il rilancio dell’economia del Paese. Con una percentuale di consensi che balzata del 19% nel 2021 rispetto a prima della pandemia. E’ quanto emerge da un’indagine Coldiretti/Notosondaggi. Nel giro di un ventennio l’agricoltura italiana è diventata la più green e biodiversa d’Europa. Con 314 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute a livello comunitario. E 526 vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola. Oltre che la leadership nel biologico con 80mila operatori, 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il maggior numero di prodotti agroalimentari in regola per residui chimici.

La ripartenza passa dall’agricoltura

Si è trattato di un’autentica svolta per il lavoro in campagna. Qui le attività vanno oggi dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili. Il risultato è che negli ultimi 15 anni il valore di tali servizi è più che raddoppiato passando da 6 a 12,5 miliardi di euro anno e arrivando a rappresentare oltre il 20% del valore della produzione agricola italiana secondo l’analisi del Crea su dati Istat relativi alle attività connesse.

Agricoltura centrale nel PNRR

Un percorso di crescita sostenibile che ha posto le basi per un nuovo protagonismo dell’agricoltura. Questa è divenuta centrale anche all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), finanziato con i fondi europei del Recovery Fund. Il PNRR varato dal premier Mario Draghi riconosce, infatti, al comparto il valore di risorsa strategica. Sono stati stanziati 5,27 miliardi per economia circolare e agricoltura sostenibile, per investimenti che vanno dalla logistica alle energie rinnovabili. Dall’innovazione ai contratti di filiera per cui Coldiretti e Filiera Italia hanno pronti accordi per allevamenti da carne e latte, avicoli, ortofrutta, cereali e olio.

Gli investimenti in arrivo

Ma il piano assegna anche altri 1,9 miliardi per lo sviluppo del biometano nel quale l’agricoltura italiana è all’avanguardia. Sfruttando gli scarti agricoli delle coltivazioni e degli allevamenti i mini impianti per il biometano possono contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo del contenimento delle emissioni con una evoluzione tecnologica che rappresenta una parte significativa degli sforzi per modernizzare in senso sostenibile l’economia italiana. Nel Recovery Plan vengono previsti poi ulteriori 4,38 miliardi di euro per acqua e tutela del territorio. E la gestione del patrimonio idrico del Paese fra infrastrutture, riduzione delle perdite di rete e investimenti sull’agrosistema irriguo con il Piano invasi proposto dalla Coldiretti per risparmiare acqua, produrre energia. E contrastare il dissesto idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici che hanno provocato danni per 14 miliardi di euro alle produzioni e alle infrastrutture agricole in un decennio.